mercoledì 18 gennaio 2012

Vivere all’altezza di se stessi



Mi tornano alla mente queste parole in questi giorni....

Quando si sa che qualcuno è in pericolo,
si vorrebbe sapere che egli è totalmente quello che è.
Ci sono vite realizzate nonostante desideri irrealizzati.
(Dietrich Bonhoeffer)


Prefazione a Tra disastri e desideri, 2009

Si dice che nessuno sia capace di vivere all’altezza di se stesso, che viviamo sempre al di sotto delle nostre possibilità.
Ma tutti ci proviamo.
Ulisse e Noè: entrambi viaggiatori per mare, sono personaggi incancellabili dall’immaginario collettivo, che rappresentano in qualche modo ciò che di buono e di migliore può emergere da un’umanità compromessa e decaduta.
Anche per me essi sono un simbolo, perché uomini di mare e avventurieri allo stesso tempo.
Ma dei due uno brama di conoscere, di osservare, di esplorare l’ignoto, l’altro brama la salvezza, sua e di coloro che custodisce nell’arca.
Non gli basta osservare, non gli basta considerare, non gli basta esplorare l’ignoto: ha bisogno di un approdo.
Gli eroi dell’antichità erano uomini famosi (Gn 6,4), ma Dio scelse lo sconosciuto Noè.
Entrambi dicono di agire per comando divino, ma Ulisse solo a stento riesce a trattenere la sua brama vendicativa.
Pensa, forse, di essere migliore di tutti.
Noè invece non sa spiegarsi perchè è stato scelto proprio lui, non dice mai al Signore: «Hai fatto bene a salvarmi, perché io sono giusto».
Si sente investito di una missione che è più grande anche della sua giustizia: ha bisogno che sia una colomba a dirgli che il diluvio è cessato, che il Signore non ha più intenzione di distruggere il mondo corrotto.
Nell’arcobaleno dell’alleanza che Dio fa con gli uomini c’è l’impegno ad essere responsabili della vita di ogni fratello: questa è la nuova legge che esce fuori dalla distruzione del diluvio.
Noè non parla, è un eroe che agisce in silenzio.
Ulisse parla troppo: ha compiuto tante imprese e ogni volta ne esce più gonfio.
Ma i suoi disastri restano disastri, meteoriti cascati sulla terra che colpiscono dovunque e vorrebbero distruggere la violenza con altrettanta violenza.
I desideri di Noè, il muto nocchiero, hanno sollevato l’arca dal disastro, e con essa ogni uomo; lasciano che sia Dio ad essere giudice del fratello, e nel tempo che dura, si occupano di salvare, secondo il comando dell’Altissimo: in tempore iracundiae factus est reconciliatio (Sir 44,17).
Dalla discendenza di Noè è nato Gesù di Nazaret (Lc 3,36).
Della discendenza di Ulisse non si tramanda memoria.
La storia dei disastri di Ulisse è finita.
La storia dei desideri di Noè, che somigliano un poco a quelli di Dio, continua (Lc 17,26s).
Nel viaggio che è la nostra vita, anche a noi sospesi tra disastri e desideri, è dato di scegliere se essere come Ulisse o come Noè.


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