Mi tornano alla mente queste parole in questi giorni....
Quando
si sa che qualcuno è in pericolo,
si
vorrebbe sapere che egli è totalmente quello che è.
Ci
sono vite realizzate nonostante desideri irrealizzati.
(Dietrich
Bonhoeffer)
Prefazione a Tra disastri e desideri, 2009
Si dice che nessuno sia
capace di vivere all’altezza di se stesso, che viviamo sempre al di
sotto delle nostre possibilità.
Ma tutti ci proviamo.
Ulisse e Noè: entrambi
viaggiatori per mare, sono personaggi incancellabili dall’immaginario
collettivo, che rappresentano in qualche modo ciò che di buono e di
migliore può emergere da un’umanità compromessa e decaduta.
Anche per me essi sono un
simbolo, perché uomini di mare e avventurieri allo stesso tempo.
Ma dei due uno brama di
conoscere, di osservare, di esplorare l’ignoto, l’altro brama la
salvezza, sua e di coloro che custodisce nell’arca.
Non gli basta osservare,
non gli basta considerare, non gli basta esplorare l’ignoto: ha
bisogno di un approdo.
Gli eroi dell’antichità
erano uomini famosi (Gn
6,4), ma Dio scelse lo sconosciuto Noè.
Entrambi dicono di agire
per comando divino, ma Ulisse solo a stento riesce a trattenere la
sua brama vendicativa.
Pensa, forse, di essere
migliore di tutti.
Noè invece non sa
spiegarsi perchè è stato scelto proprio lui, non dice mai al
Signore: «Hai fatto bene a salvarmi, perché io sono giusto».
Si sente investito di una
missione che è più grande anche della sua giustizia: ha bisogno che
sia una colomba a dirgli che il diluvio è cessato, che il Signore
non ha più intenzione di distruggere il mondo corrotto.
Nell’arcobaleno
dell’alleanza che Dio fa con gli uomini c’è l’impegno ad
essere responsabili della vita di ogni fratello: questa è la nuova
legge che esce fuori dalla distruzione del diluvio.
Noè non parla, è un
eroe che agisce in silenzio.
Ulisse parla troppo: ha
compiuto tante imprese e ogni volta ne esce più gonfio.
Ma i suoi disastri
restano disastri, meteoriti cascati sulla terra che colpiscono
dovunque e vorrebbero distruggere la violenza con altrettanta
violenza.
I desideri di Noè, il
muto nocchiero, hanno sollevato l’arca dal disastro, e con essa
ogni uomo; lasciano che sia Dio ad essere giudice del fratello, e nel
tempo che dura, si occupano di salvare, secondo il comando
dell’Altissimo: in
tempore iracundiae factus est reconciliatio
(Sir
44,17).
Dalla discendenza di Noè
è nato Gesù di Nazaret (Lc
3,36).
Della discendenza di
Ulisse non si tramanda memoria.
La storia dei disastri di
Ulisse è finita.
La storia dei desideri di
Noè, che somigliano un poco a quelli di Dio, continua (Lc
17,26s).
Nel viaggio che è la
nostra vita, anche a noi sospesi tra disastri e desideri, è dato di
scegliere se essere come Ulisse o come Noè.
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