Provate un giorno a calcolare quanti
chilometri avete fatto nella vostra vita per venire in chiesa, quante
ore avete trascorso tra Messe, rosari, confessioni, ritiri,
catechesi, in tutta la vostra vita...
È cambiato qualcosa?
Potete dire come san Paolo «Io che per
l’innanzi fui un bestemmiatore e un persecutore di cristiani,
divenni apostolo»? O forse con sant’Agostino potete esclamare
«Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova!»?
O può darsi che come Teresa di
Calcutta anche voi abbiate deciso di scegliere i più poveri tra i
poveri, dopo aver visto la gente morire per le strade.
E perché non pensare a quello che
accadde a Charles de Foucauld, al quale un prete, dopo averlo fatto
inginocchiare, fece confessare i propri peccati? Da lì partì la sua
conversione, che lo portò a meditare per lunghi anni i vangeli per
poi vivere in mezzo ai Tuareg e morire martire...
Oppure siete come Gianna Beretta Molla
che dovendo scegliere tra le cure per un tumore e la vita che portava
in grembo scelse quest’ultima?
O infine – ma gli esempi potrebbero
continuare all’infinito – siete come Edith Stein, la donna
tedesca di origine ebraica c che avendo davanti una carriera luminosa
nell’Università, si fece battezzare, entrò in convento e ne uscì
su un camion dei nazisti con destinazione un campo di concentramento?
In altre parole – che corrono il
rischio di essere troppo banali – cosa cambia nella nostra vita
dacché siamo cristiani?
Abbiamo scelto di seguire Gesù,
oppure è una bella abitudine, perché ci hanno insegnato così...?
La preghiera ci trasforma in persone
sempre più capaci di amare, o in persone piene di risentimento, di
acredine, di acidità?
L’Eucaristia ci trasforma in persone
che sanno fare eucaristia (cioè ringraziamento) e comunione con il
prossimo, oppure è un modo per rasserenare la nostra coscienza?
Desideriamo davvero la santità, o
soltanto la pace con noi stessi?
Perché se desideriamo la santità,
cari amici miei, dobbiamo ricordare che essa passa per una “notte”
, per un “tradimento”, per una “presa di posizione”, per una
“frattura”, per una “consegna”, per un abbandono totale a
tutti.
Questo infatti dice la santa liturgia
nel racconto eucaristico: «Nella notte in cui (Gesù) fu
tradito egli prese il pane, lo spezzò, lo diede
ai discepoli dicendo: prendete e mangiatene tutti,
questo è il mio corpo offerto per voi».
Accettare la logica eucaristica,
dunque, significa entrare nel nuovo mondo, nella santità stessa di
Dio che si dona all’uomo.
E non ditemi che la santità è solo
per poche anime elette, perché non è vero: Lui, il Santo per
eccellenza, santifica anche noi attraverso i suoi doni, abilitandoci
ad amare, a rispettarci, a perdonare, a porre gesti di pace dove gli
altri pongono dichiarazioni di guerra, a dire la verità dove gli
altri mettono menzogna, a fare un sorriso dove gli altri mi tengono
un muso chilometrico...
Forse molti lasciano la Chiesa anche
perché non trovano testimonianza credibile di amore, di pace, di
gioia nella comunità cristiana.
La preghiera chilometrica e meccanica
non ci converte: «Non crediate di essere ascoltati a forza di
parole», aveva avvertito Gesù.
La preghiera silenziosa, di adorazione,
di amore, di tenerezza adorante, quella ci converte perché toglie da
noi il male e ci riempie di Dio.
Finisce il tempo di Natale, con
l’Epifania e il Battesimo del Signore. Egli è già adulto e
accoglie da Dio la missione di essere per tutti il Figlio prediletto
che conduce al Padre.
Se lo seguiamo possiamo accedere alla
strada dell’amore, a quell’amore che ci fa fare miracoli e ci fa
diventare santi.
E allora, forse, scopriremo che la
preghiera, i sacramenti, la meditazione, ci hanno aiutato a crescere
in questa compagnia con Gesù, a crescere nell’amore!
Buona strada a tutti, soprattutto a chi
ha il cuore chiuso e deve ancora aprirlo a Dio e al prossimo!
2 commenti:
Bellissimo post.
Grazie
Maria T
Grazie per avermelo ricordato.
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