domenica 25 dicembre 2011

Omelia nella Notte di Natale


E se tu oggi non torni a ridare vigore alla nostra debolezza Signore, noi saremo ancora più poveri e disperati... e se tu non ti incarni, Signore Gesù, nella mia vita, come nella vita di Maria e Giuseppe, duemila undici anni fa, io sarò ancor più vuoto e insensato.
E se tu, che sei la Luce, non vieni a dare salvezza a noi che attendiamo nelle tenebre, Signore, come potremo vedere?
Voglio parlarti di Giuseppe, Signore, che come il tuo papà di mestiere fa il carpentiere, ma è stato licenziato perché la crisi internazionale non risparmia nessuno... e voglio farti conoscere Maria, caro Gesù, che come la tua mamma ha avuto non uno, ma tre figli da un uomo, però, che la maltrattava, non come Giuseppe... e che adesso li cura e li ama, perché i figli sono la ragione della sua vita.
E vorrei parlarti anche di Elisabetta, che come la tua anziana zia, è stata sempre giusta, ha osservato la Legge del Signore, ma ora si trova a fare i conti con l’Alzheimer e non riconosce neppure se stessa quando si guarda allo specchio...
E vorrei anche ricordarti, stanotte, Signore, non perché tu non la conosca già abbastanza, la storia di Pietro, che di mestiere fa il pescatore, e però certe notti, dopo tanta fatica si trova con un pugno di mosche, e non sa come fare a far campare la moglie e il figlio.
E poi ti voglio ricordare anche Anna, anche lei dopo esser rimasta vedova non fa altro che sgranare rosari, e i parenti la prendono in giro, perché dicono che tanto Dio non l’ascolta. Ma lei mi ha detto che senza la fede, a quest’ora sarebbe impazzita dal dolore, che solo Tu, Gesù, le hai dato la forza di andare avanti pur nella difficoltà.
E poi ti parlerò anche di Giuda, Gesù, che è giovane e ha tante idee di rivoluzione in testa, e vorrebbe spaccare il mondo, e certe volte vorrebbe distruggere i potenti e salvare i poveri. Ha tanti desideri nel cuore, Signore, ma ti ha voltato le spalle... se n’è andato di chiesa sbattendo la porta quella volta che il parroco gli ha detto che per vincere bisogna passare attraverso la croce, e lui questo non lo manda giù.
Te le dico queste cose, Signore, non perché tu non le sappia... Te le dico perché queste cose accadevano anche al tempo tuo.
Quando a comandare a Roma c’era Cesare Augusto, anch’egli, per imporre le tasse a tutti fece fare la conta degli abitanti, e costrinse tua Madre, che già era in attesa, a un lungo viaggio attraverso la burocrazia...
Non sapeva, lui, che era capo di un grande impero, che proprio in questo viaggio verso Betlemme, un’umile donna avrebbe dato alla luce il Re dei Re, colui che ha creato il mondo con il suo vagito...
Non sapeva il Divo Augusto che in questa storia insignificante stava entrando Dio stesso per dare all’uomo non una divinità posticcia, fatta di esteriorità, ma la sua stessa natura, per farci diventare suoi familiari.
Anche allora in quelle zone non si stava affatto bene, i potenti tiranni opprimevano il popolo, e forse anche i parenti di Giuseppe si mostrarono poco accoglienti a Betlemme, che pure era la città dei loro nonni...
Ma Giuseppe non si perse d’animo e a furia d’insistere trovò almeno una stalla, calda e pulita, dove portare la sua sposa che ormai era alle doglie.
Fosti tu a prenderlo in braccio per primo, e a darlo a Maria affinché lo ponesse nella mangiatoia, perché già questo bambino voleva donarsi a noi come cibo, voleva dirci che se non ci nutriamo di Lui decadiamo...
E noi invece ci accontentiamo di vederti fugacemente il giorno di Natale, per poi passare dritti negli altri giorni.
O invece forse ti cerchiamo come cibo per il nostro spirito ma poi non guardiamo in faccia il fratello...
Siamo pieni di ipocrisia e di propositi inconcludenti. E tu che fai?
Continui a guardarci con quel tuo sguardo bambino, con quella tenerezza che è la stessa tenerezza di Dio.
Non ci rimproveri, ma ancora una volta, oggi e sempre, ci offri te stesso.
Non ci chiedi niente. E ci doni tutto.
Sai, Gesù. Penso che i pastori siano stati fortunati... perché ti hanno visto. Ma in realtà cos’hanno visto?
Un bimbo adagiato in una mangiatoia.
Hanno visto Dio che si fa nulla, come loro che erano nulla nella società del tempo.
Sono andati a cercarti, voltando le spalle alla grande e opulenta città, alla ricchezza guadagnata con l’ingiustizia, alla potenza ottenuta con le ruberie.
Ti hanno cercato perché poveri in spirito, anche loro.
Forse hai pensato anche a loro quando una volta da grande hai proclamato beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Essi erano davvero puri di cuore, perché senza doppi fini, senza intenzioni cattive mascherate da amorevolezza.
Tutto stanotte ci parla di te, e noi tutto ti presentiamo, la nostra vita, le nostre ansie, le nostre preoccupazioni, le nostre gioie immense.
Tutto ti presentiamo perché sappiamo che tu ci conosci nel profondo, che di fronte a te non possiamo fingere.
E ti chiedo, io Signore, il parroco, di custodire il gregge a me affidato.
Tu li vedi, li ami, di un amore infinito che neppure immaginano spesso.
Dona loro Signore, e a tutti noi, il coraggio di scelte serie, l’entusiasmo che ci spinga a camminare gli uni incontro agli altri, la gioia vera e autentica che nasce quando due cuori si confidano armonie nuove.
Dona coraggio a chi si ama, perché si ami ancora di più. Dona coraggio a chi odia, affinché impari ad amare.
Dona forza alle mamme e ai papà, alle persone sole, ai nonni.
Dai soprattutto, Signore, coraggio ai giovani, perseveranza nel bene.
Io sarò contento se vedo contenti loro.
Sarò contento se so che i miei figli e i miei fratelli sono in pace.
Questo è il regalo più grande che ti chiedo. E so che tu mi esaudisci perché ascolti ogni preghiera fatta col cuore.
No, non ci arrenderemo ancora Gesù.
Sapremo costruire una Chiesa che rispecchia la comunione che tu hai con il tuo Padre nello Spirito.
Sapremo costruire una società più solidale nella quale impariamo a non guardarci in cagnesco...
Lo sai Signore che quest’anno in questa parrocchia tanti hanno portato dei loro risparmi, o delle loro cose per darle a chi aveva poco o nulla?
Sì, so che lo sai, perché tu sei stato all’origine di ogni gesto di amore e di misericordia.
Tu sei la fonte dell’amore. Bagnaci di te perché il tuo amore misericordioso vinca le nostre tenebre.
Facci voltare totalmente le spalle al male, al consumismo, alla violenza, ma continua a guarcarci con la tua tenerezza, anche quando sbagliamo.
Solo questo sarà capace di convertirci.
Mi rendo conto che ti sto chiedendo tante cose. Ti chiedo di darci te stesso, questo ci basta. E sarà Natale vero! Amen

1 commenti:

paola ha detto...

Io sarò contento se vedo contenti loro.
...La sintesi pura e semplice dell'Amore..