Siamo entrati nel
novenario di Natale... Anticamente, quando la liturgia era una cosa
per pochi e il popolo poteva al massimo fare le sue devozioni durante
la Messa, tanti pii sacerdoti, spesso imitando ciò che si faceva nei
monasteri, introdussero una preparazione alle feste principali che
fosse adatta a tutti, con canti, preghiere popolari, riti
drammatizzati... Nacque più o meno in questo modo la Settimana
Santa, nascono le novene, i tridui...
La Novena di Natale, col
suono dell’organo e di canti antichi ci riporta a contemplare le
antiche profezie di Israele, dove si annunciano eventi cosmici
mozzafiato: i cieli che si squarciano, le montagne che si sciolgono,
i fiori che sbocciano da radici secche, i fiumi di latte e miele. Si
racconta della piccola Betlemme a partire dalla quale si spande su
tutta la terra la pace...
Si annuncia una gioia
strepitosa che vale la pena di attendere anche quando è in
ritardo...
È un invito potente a
sperare nel Sole di Giustizia, nel Dio che salva i suoi fatti di
fango, che strappa dal carcere l’uomo prigioniero che giace nelle
tenebre.
È un invito deciso a
farsi illuminare dalla luce vera e non dalle suggestioni di un
momento...
Armonie antiche e profumi
d’incenso avvolgono i nostri desideri e le nostre aspirazioni...
Tutto deve condurci a Lui, l’infanti di Betlemme... La strada è
segnata, i primi vagiti già si odono...
Avremo il coraggio di
cercarlo?
O siamo fermi nelle
nostre ipocrisie, nelle nostre lamentazioni quotidiane, nei nostri
mutismi, nei nostri giudizi che continuano a immobilizzare i nostri
rapporti?
Aspiriamo a un mondo
pacificato, invochiamo il Re della Pace, ma quanta guerriglia intorno
a noi.
Confessiamo i nostri
peccati col proposito di non offendere mai più Dio... Durerà?
La pace con la nostra
coscienza vale più della pace con il mio prossimo, con colui che
lavora fianco a fianco a me, con colui che abita in casa mia.
È la Pace che viene
dall’alto, quella pace che è Gesù stesso, lui solo che può
sanare le nostre ferite, rimarginare le nostre piaghe purulente...
Chiede a noi desideri
altri, pensieri altri, voci altre che lo cantino veniente in mezzo a
noi.
Troverà cuori
disponibili quest’anno? Troverà case accoglienti e fasce pulite? O
troverà porte sbarrate e ostelli pieni, ma vuoti dell’unico ospite
vero?
Intanto lo cerchiamo, lo
invochiamo, lo cantiamo, lo desideriamo. Sentiamo nel cuore che solo
lui ci conduce al Padre, solo Lui ha una parola che non tramonta
quando cala il sipario, che non tradisce quando tutti se ne vanno,
che non colpisce quando tutti accusano, ma tocca con dolcezza per
amarti nel profondo, perché ti conosce sin dall’eternità.
Ha scritto sant’Agostino:
«Il
tuo desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio,
continua è pure la tua preghiera. L'Apostolo infatti non a caso
afferma: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17). S'intende forse
che dobbiamo stare continuamente in ginocchio o prostrati o con le
mani levate per obbedire al comando di pregare incessantemente? Se
intendiamo così il pregare, ritengo che non possiamo farlo senza
interruzione. Ma v'è un'altra preghiera, quella interiore, che è
senza interruzione, ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se
desideri quel sabato (che è il riposo in Dio), non smetti mai di
pregare. Se non vuoi interrompere di pregare, non cessare di
desiderare. Il tuo desiderio è continuo, continua è la tua voce.
Tacerai, se smetterai di amare. Tacquero coloro dei quali fu detto:
«Per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà»
(Mt 24, 12). La freddezza dell'amore è il silenzio del cuore,
l'ardore dell'amore è il grido del cuore. Se resta sempre vivo
l'amore, tu gridi sempre; se gridi sempre, desideri sempre; se
desideri, hai il pensiero volto alla pace.
«E davanti a te sta
ogni mio desiderio» (Sal 37, 10). Se sta davanti a Lui il desiderio,
come può non essere davanti a Lui anche il gemito che è la voce del
desiderio? Perciò egli continua: «E il mio gemito a te non è
nascosto» (Sal 37, 10), ma lo è a molti uomini. Talora l'umile
servo di Dio sembra dire: «E il mio gemito a te non è nascosto»;
ma talora pare anche che egli rida: forse che allora quel desiderio è
morto nel suo cuore? Se c'è il desiderio, c'è pure il gemito:
questo non sempre arriva alle orecchie degli uomini, ma non cessa di
giungere alle orecchie di Dio.»
Il
Signore è vicino, carissimi... Venite, avviciniamoci a lui, tanto da
poter sentire il suo profumo. Venite, adoriamo!
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