sabato 17 dicembre 2011

IL SIGNORE È VICINO, VENITE ADORIAMO!


Siamo entrati nel novenario di Natale... Anticamente, quando la liturgia era una cosa per pochi e il popolo poteva al massimo fare le sue devozioni durante la Messa, tanti pii sacerdoti, spesso imitando ciò che si faceva nei monasteri, introdussero una preparazione alle feste principali che fosse adatta a tutti, con canti, preghiere popolari, riti drammatizzati... Nacque più o meno in questo modo la Settimana Santa, nascono le novene, i tridui...
La Novena di Natale, col suono dell’organo e di canti antichi ci riporta a contemplare le antiche profezie di Israele, dove si annunciano eventi cosmici mozzafiato: i cieli che si squarciano, le montagne che si sciolgono, i fiori che sbocciano da radici secche, i fiumi di latte e miele. Si racconta della piccola Betlemme a partire dalla quale si spande su tutta la terra la pace...
Si annuncia una gioia strepitosa che vale la pena di attendere anche quando è in ritardo...
È un invito potente a sperare nel Sole di Giustizia, nel Dio che salva i suoi fatti di fango, che strappa dal carcere l’uomo prigioniero che giace nelle tenebre.
È un invito deciso a farsi illuminare dalla luce vera e non dalle suggestioni di un momento...
Armonie antiche e profumi d’incenso avvolgono i nostri desideri e le nostre aspirazioni... Tutto deve condurci a Lui, l’infanti di Betlemme... La strada è segnata, i primi vagiti già si odono...
Avremo il coraggio di cercarlo?
O siamo fermi nelle nostre ipocrisie, nelle nostre lamentazioni quotidiane, nei nostri mutismi, nei nostri giudizi che continuano a immobilizzare i nostri rapporti?
Aspiriamo a un mondo pacificato, invochiamo il Re della Pace, ma quanta guerriglia intorno a noi.
Confessiamo i nostri peccati col proposito di non offendere mai più Dio... Durerà?
La pace con la nostra coscienza vale più della pace con il mio prossimo, con colui che lavora fianco a fianco a me, con colui che abita in casa mia.
È la Pace che viene dall’alto, quella pace che è Gesù stesso, lui solo che può sanare le nostre ferite, rimarginare le nostre piaghe purulente...
Chiede a noi desideri altri, pensieri altri, voci altre che lo cantino veniente in mezzo a noi.
Troverà cuori disponibili quest’anno? Troverà case accoglienti e fasce pulite? O troverà porte sbarrate e ostelli pieni, ma vuoti dell’unico ospite vero?
Intanto lo cerchiamo, lo invochiamo, lo cantiamo, lo desideriamo. Sentiamo nel cuore che solo lui ci conduce al Padre, solo Lui ha una parola che non tramonta quando cala il sipario, che non tradisce quando tutti se ne vanno, che non colpisce quando tutti accusano, ma tocca con dolcezza per amarti nel profondo, perché ti conosce sin dall’eternità.
Ha scritto sant’Agostino: «Il tuo desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera. L'Apostolo infatti non a caso afferma: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17). S'intende forse che dobbiamo stare continuamente in ginocchio o prostrati o con le mani levate per obbedire al comando di pregare incessantemente? Se intendiamo così il pregare, ritengo che non possiamo farlo senza interruzione. Ma v'è un'altra preghiera, quella interiore, che è senza interruzione, ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato (che è il riposo in Dio), non smetti mai di pregare. Se non vuoi interrompere di pregare, non cessare di desiderare. Il tuo desiderio è continuo, continua è la tua voce. Tacerai, se smetterai di amare. Tacquero coloro dei quali fu detto: «Per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà» (Mt 24, 12). La freddezza dell'amore è il silenzio del cuore, l'ardore dell'amore è il grido del cuore. Se resta sempre vivo l'amore, tu gridi sempre; se gridi sempre, desideri sempre; se desideri, hai il pensiero volto alla pace.
«E davanti a te sta ogni mio desiderio» (Sal 37, 10). Se sta davanti a Lui il desiderio, come può non essere davanti a Lui anche il gemito che è la voce del desiderio? Perciò egli continua: «E il mio gemito a te non è nascosto» (Sal 37, 10), ma lo è a molti uomini. Talora l'umile servo di Dio sembra dire: «E il mio gemito a te non è nascosto»; ma talora pare anche che egli rida: forse che allora quel desiderio è morto nel suo cuore? Se c'è il desiderio, c'è pure il gemito: questo non sempre arriva alle orecchie degli uomini, ma non cessa di giungere alle orecchie di Dio.»
Il Signore è vicino, carissimi... Venite, avviciniamoci a lui, tanto da poter sentire il suo profumo. Venite, adoriamo!

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