«A quanti lo hanno accolto ha dato il
potere di diventare figli di Dio»...
Con queste parole dell’Evangelista
Giovanni, mai troppo ascoltate e vissute, voglio augurare a ciascuno
di voi, cari amici e fratelli, un buon Natale del Signore Gesù.
Dio Padre donandoci suo Figlio ci fa il
regalo più grande e quello di cui abbiamo maggior bisogno: sapere di
non esser soli, di avere un Padre che ha cura di noi, che ci rende
suoi figli se accogliamo suo Figlio.
Non un Padre che semplicemente ci
preserva dalle difficoltà o che libera da ogni pericolo imminente
(quale genitore non vorrebbe avere questo potere nei confronti dei
figli?), ma un Padre che vuole che lo amiamo con cuore di figli e che
ci riconosciamo come fratelli.
Non lo nascondo: sono le parole più
scontate del mondo, della serie «Vogliamoci bene...».
Ma ditemi quale altro destino ha una
persona se non quello di riconoscere in se stesso qualcosa che lo
trascende, che lo supera, che lo spinge fuori di sé?
I tempi non sono facili, mille problemi
e preoccupazioni ci spaventano, ci atterriscono, ci soffocano... Non
è la fine del mondo, ma la fine di “questo” mondo, come qualcuno
ha scritto, opulento, gradasso, che ha fatto un uso spropositato
delle proprie risorse e che ora non è più in grado di sostenere se
stesso (ricordate quando durante il Giubileo del 2000 il Papa
chiedeva a più riprese che fosse condonato il debito che i paesi
poveri del Terzo Mondo avevano nei confronti dell’Occidente?).
Stiamo pagando caro il nostro stile di
vita, e penso che ancora dovremo affrontare difficoltà.
Che fare?
Una sola cosa: imparare ad amare,
imparare a costruire, passo dopo passo, gesti di solidarietà.
Io li ho visti in voi proprio in questo
anno: nonostante la crisi abbiamo spedito circa seimila euro per le
Missioni, abbiamo adottato una quarantina di bambini in Asia e in
Africa, abbiamo raccolto con la Caritas Parrocchiale tonnellate di
pasta, di zucchero, di conserva, di prodotti per i bambini, per
svariate migliaia di euro.
C’è stata una gara di solidarietà
per venire incontro ai nostri fratelli bisognosi... Tutto questo ha
fatto la generosità di tantissime persone!
Queste cose mi piace ricordare in
questo Natale: il vostro amore non è mancato, anzi!
Certo assieme a questo dobbiamo
chiedere in dono al Signore il coraggio e la determinazione per
rendere la nostra comunità sempre più accogliente, perché ciascuno
possa scoprire il suo posto in essa, in Oratorio, nella catechesi,
nelle associazioni, ma anche nel semplice “essere parrocchiani”,
sentirsi parte attiva di questa famiglia.
Dovete essere orgogliosi di appartenere
a questa famiglia, dove i ragazzi crescono, gli anziani trovano
accoglienza, gli adulti si mettono d’impegno in mille modi.
La Chiesa è questo e vorrei che
ciascuno si sentisse felice di farne parte e lavorasse con frutto per
testimoniare il regno di Dio.
A Natale vorremmo essere tutti più
buoni... io direi: A Natale siamo tutti un po’ più figli di un
unico Padre e fratelli tra noi.
Il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha
disgregato il muro di divisione che c’era tra gli uomini, ha fatto
pace tra il Cielo e la terra, dando senso al nostro vagare e al
nostro desiderare.
È venuto anche per te che soffri, per
te che sei in difficoltà, per te che sei solo, per te che sei
ammalato, per te che entri ed esci dagli ospedali, per te che sei
giovane e non vedi speranza per il tuo futuro.
Ti chiede di accoglierlo, ancora e
sempre, perché possa diventare figlio.
Ti chiede di accoglierlo, ancora e
sempre, perché tu possa riscoprire la tua famiglia, possa sentirti
parte di un corpo più grande che è la Chiesa, e possa in esso
trovare perdono, riposo e consolazione.
Lui è la nostra consolazione, Colui
che si è fatto vicino all’uomo solitario per dargli la gioia.
Impariamo a consolare anche noi, a star
vicino a chi è solo e non trova senso e motivo di vita.
Gesù ha costituito una comunità
perché non è possibile vivere la fede da soli: come mi ha scritto
un amico nel farmi gli auguri: «Che bello, abbiamo un Salvatore, non
dobbiamo fare tutto noi!».
Impariamo a consolarci a vicenda,
invece che recriminare e accusarci.
Impariamo da Lui, dal Santo Bambino di
Betlemme, la grazia dell’essere figli.
E forse scopriremo che anche i nostri
problemi e le nostre difficoltà non ci spaventeranno troppo, perché
sapremo con chi condividerle, perché sapremo a chi affidarle, perché
vivremo abbandonati a un Padre che ripone in noi tanta fiducia.
È Natale anche per te, coraggio, non
temere!
Vieni Signore Gesù, vieni ancora tra
noi!
2 commenti:
Dio fa il tifo per la gioia dell'uomo, ed è pronto a sostenerla e a darle significato, così come è pronto a sostenerne il dolore. Il Natale è l'eterno "Presente!" che Dio pronunzia all'appello dell'uomo, gioioso o sofferente. Il risuonare di questa risposta accompagni tutta la nostra vita: è il migliore augurio che possa fare a tutti voi. Buon Natale!
Torietoreri
Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo :)
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