giovedì 9 agosto 2007

Omelia per il funerale di nonna Elvira

(Nonna Elvira, Sandro e Sara: quattro generazioni. Natale 2004)


Funerali di nonna Elvira Pani (1925-2007)

Rm 8,9-18
Sal 23 (22)
Mc 15,33-39.16,1-8
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?». Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

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Ci sono tanti modi di affrontare la vita:
1. «Faccio tutto ciò che voglio, me la godo sino alla fine»: chi vive così passa di corsa e prende più che può, ma non ha una meta.
2. «Ho paura di tutto, penso che questa vita è fonte di tanti guai, penso solo al paradiso»: chi vive così vede l’arrivo alla meta come una corsa ad ostacoli che qualcuno gli ha messo in mezzo, ma non è capace di apprezzare nulla.
3. «Sono indifferente nei confronti della morte, mi impegno solo in questa vita»: chi vive così cammina con calma, vede e gusta anche il paesaggio, ma senza meta e senza speranza.
Poi c’è Gesù.
Gesù ha attraversato la vita: il Vangelo è il racconto del suo grande viaggio da Betlemme a Gerusalemme, e ad un certo punto, dice il Vangelo di San Luca: «Si diresse decisamente verso Gerusalemme camminando davanti agli altri».
Si dirige verso la sua destinazione e verso il suo destino.
Passa in mezzo agli uomini guarendo e facendo del bene.
È passato leggero in questo mondo: non si è attaccato a nulla, e nulla è rimasto attaccato a lui.
La sua vita è stata un continuo spogliarsi:
- lui che era Dio spogliò se stesso, si spogliò della condizione di gloria della divinità, per farsi uomo, servo;
- si è spogliato della sua famiglia;
- si è spogliato della comprensione degli altri;
- si è privato persino del diritto a difendersi.
Fino all’estrema nudità della croce.
Fino alla povertà estrema e al silenzio totale della croce.
Fino a questo punto è arrivato per noi: come noi ha camminato sulle strade della sofferenza altrui, e poi l’ha portata sulle sue spalle, la propria sofferenza: l’ha attraversata, non è fuggito. Davanti a coloro che dicevano: «Vediamo se scende dalla croce», egli non è sceso.
L’ha condivisa con noi questa sofferenza. E l’ha condivisa da uomo, con la sua paura, con tutte le sue forze, con il grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
E l’ha vinta.
Noi siamo qui oggi a celebrare un funerale e lo facciamo celebrando il Signore risorto. Quell’uomo dei dolori, sfigurato, percosso da Dio, umiliato, come uno che fa persino impressione a vedersi: quell’uomo è risorto! Non è qui! Non abbiate paura!
Uno come noi, uno come nonna nella sua malattia, nelle sue tante malattie... in tanti anni...
Anche nonna ha camminato leggera su questa terra: si è liberata di ogni zavorra, di ogni peso.
Ha camminato da figlia di Dio, affidandosi a Dio Padre anche quando non capiva tutto.
Forse non sente, Dio, quando chiamiamo? Quando il nostro dolore e la nostra disperazione sembrano strapparci il cuore?
Certamente che sente e ascolta il nostro grido. E anche se noi restiamo senza parole davanti alla morte, alla sofferenza, e anche le mie restano solo parole, tuttavia lui ci resta vicino, come sempre vicino è stato a nonna e lei a lui.
Adesso ha compiuto il passaggio definitivo, lei che era tanto attaccato alla vita, con quel corpicino che sembrava così esile e delicato, ha sempre lottato ed è stata un esempio per tutti noi, a non arrendersi, ad essere sempre forti nelle difficoltà.
Ecco: nonna è vissuta in questo mistero che è la vita del Figlio di Dio, lo ha adorato, lo ha pregato, se ne è nutrita.
Ora vive in Dio e può contemplare ciò che qui rimane per noi così offuscato, e può conoscere quell’amore che mai l’ha abbandonata nella sua vita fatta di gioia e di tanti dolori.
Ha camminato in mezzo a noi e per questo benediciamo Dio che ce l’ha data.
Quando ascolteremo di nuovo questo Vangelo sarà il Venerdì Santo, e sarà Pasqua: noi come cristiani abbiamo il dovere di sperare la salvezza per i nostri morti, altrimenti diventiamo pagani.
Presentando a Dio nonna, gli presentiamo anche noi stessi, perché non disperiamo davanti alla morte, alla sofferenza, ma la attraversiamo dietro Gesù, camminiamo dietro a lui per essere figli anche noi: «veramente quest’uomo era figlio di Dio», esclama il centurione davanti a Gesù crocifisso; perché anche di nonna possiamo dire: «veramente questa donna era figlia di Dio», perché anche di noi si possa dire che siamo figli di Dio, figli amati e salvati dalla morte. E così sia

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissimo Marco,
mi dispiace tantissimo per la nonna... ti sono vicino
e la ricorderò questa sera nella Messa...
un abbraccio
Luca

maioba ha detto...

Grazie caro Luca!
Un abbraccio e a presto!
Mc